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                                       CRITICA

“…We feel very proud and honoured by your art work that is inspired by RWF…”

Bettina Bönisch, RAINER WERNER FASSBINDER FOUNDATION – 2008

 

J. Dalì, V. Sgarbi, P. Levi, R. Pinto, U. Giacometti, E. Zigler, R. Cafasso, G. Falossi, P. Levi, S. Bison, S. Serradifalco, S. Russo, M. Maiorino, A. Calabrese,
G. Capossela

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Risultati eccelsi

Antonio Maria Borrelli, in ogni suo lavoro, affronta il riconoscibile in chiave oggettiva. E’ pittore assai colto a livello di contenuti, con radici ricollegabili alla metafisica del Novecento che ha abbandonato il mero simbolismo, sconfinando in una irrealtà che non va confusa con il Surrealismo.
Estremamente serio nell’affrontare il tema immaginifico che si è proposto, in certe composizioni esprime la necessità di sfidare sino in fondo se stesso, per ottenere risultati eccelsi. Borrelli è pittore mentale, che esprime le sue emozioni tramite la bellezza del pigmento steso sulla tela con precisa calibratura e attenzione ai rapporti tonali, ma tutt’altro che freddo, dato che la sua tavolozza è messaggera di forza e di sensualità.

Josè Van Roy Dalì – 2015

Ad Antonio Maria Borrelli

Io più di altri critici in Italia, mi sono spinto ad applicare un metodo che in Francia ha una lunga tradizione nel Salons des Refusés, nei quali fu possibile riconoscere, in tempi meno difficili e meno ‘affollati’, artisti come Manet o Gauguin. Ora ho preso visione di migliaia di proposte, ben sapendo che altrettante e più non si rivelano o hanno altri, diversi canali.

Il progetto “Collezione Sgarbi” ne seleziona alcuni, come una costellazione in un firmamento in continua espansione. La scelta del suo lavoro per la mia raccolta di stampe e disegni attesta la valenza del suo operato e il costante impegno artistico. In un epoca segnata dal tentativo di assegnare un prezzo a tutto e tutti e un grado di spendibilità sul mercato, la collezione d’arte ritorna ad essere il mezzo attraverso cui le opere riacquistano il loro reale valore, senza “prezzo” e senza tempo.

Vittorio Sgarbi – 2017

Un arte unica nel suo genere

La coloritissima arte di Antonio Maria Borrelli è unica nel suo genere. Molteplici le tematiche affrontate e molteplici i colori che la caratterizzano.

Sul momento le sue opere possono sembrare semplicistiche, nei soggetti e nell’impostazione, ma è facile cambiare idea e scorgere, in mezzo a questa “semplicità”, una segnica complessa. Lo stile di Borrelli è il risultato di un processo di sintesi artistica, che vede l’artista analizzare la realtà che lo circonda e che lo riguarda intimamente, per destrutturarla e ricomporla secondo il proprio punto di vista.

I colori sono brillanti, accesi e quasi folcloristici negli accostamenti e nelle sfumature, ma non per questo poco lavorati o casuali. Le figure tendono ad essere stilizzate, a tratti caricaturali, e vi è una forte componente allegorica che rende le sue opere a tratti pirandelliane: elementi tragicomici, denuncia sociale e quotidianità diventano così l’ispirazione primaria da cui scaturisce il flusso creativo di Borrelli.

Paolo Levi – 2016

Un manifesto del nostro tempo

E’ una pittura di forte impatto visivo quella cui dà corpo la pratica creativa di Antonio Maria Borrelli, una pittura che trova nella robustezza imprimente del segno la ragione sostanziale di un impegno morale di non trascurabile rilievo.

La critica ha valorizzato compiutamente lo spessore contenutistico della pittura del Nostro provvedendo, ad esempio, con le parole di José Van Roy Dalì, a mettere in evidenza come egli sia “un pittore assai colto a livello di contenuti, ricollegabili alla Metafisica del Novecento che ha abbandonato il mero simbolismo, sconfinando in una irrealtà che non va confusa con il Simbolismo”.
Tali notazioni valgono a perimetrare il dato contestuale di una pittura che, in virtù del suo tratto risentito e corrusco, non meno che per la sua vibratilità timbrica, può essere iscritta nell’ambito delle declinazioni ‘espressionistiche’, al cui interno, tuttavia, occorre tener conto che la delibazione creativa che rende Borrelli non va a configurare una adesione ‘stilistica’ alla temperie ‘espressionista’ appena invocata, quanto, piuttosto, la scelta di una delibazione ‘categoriale’.
Ciò consente di poter suggerire un allineamento della pratica creativa del Nostro nella sfera di una misura valutativa che è quella che si dipiega – praticamente senza tempo – lungo tutto l’arco della storia dell’arte, andando ad individuare, di volta in volta, prammatiche esecutive al cui interno si affermi, promosso dalla prestanza contenutistica, un affondo segnico nutrito di vibratilità cromatica.

Nel 2010, discutendo dell’artista, Umberto Giacometti sottolineava la robustezza coinvolgente della pittura del Nostro, additandone la capacità di essere testimone del nostro tempo.
“Nell’era del digitale e della rete Antonio Maria affronta con mezzi tradizionali come i colori ad olio, i pennelli e le tele questa sua mostra, e in un tessuto di segni primitivi e tinte di straordinaria intensità, piega i protagonisti invincibili di tante avventure, noi stessi, di fronte allo specchio della cupidigia, della solitudine, dell’impotenza, sino a farci tornare alla animalesca soddisfazione dei bisogni primari (…)”.

C’è il titolo di un’opera in particolare che colpisce per la forza morale che esprime: La storia non ha esperienza, un olio su tela del 2010, in cui l’autore affronta un tema molto complesso, quello della descrizione della violenza, una violenza plurima, dalle mille facce e dalle mille angolazioni, troppo semplice da ridurre nel solo ambito dell’esasperazione ma, al tempo stesso, troppo insinuante per immaginare di poterne comprendere fino in fondo le insidie che dispiega.
E’ un lavoro, questo di cui discutiamo, che lascia ben comprendere come la pittura di questo artista possa effettivamente essere intesa come una delle testimonianze vive ed efficaci del nostro presente, un presente all’interno del quale non sembra poter compiersi il passo in avanti di una umanità che abbia imparato dalle proprie esperienze, pur avendo appreso, invece, dalla propria storia a spostare più avanti il mondo delle conoscenze empiriche e degli usi della natura.

Anche alla luce di ciò appare quest’opera che può essere un manifesto del nostro tempo, considerando, peraltro, come essa non esiti a far propri i contenuti di una ‘comunicazione globalizzata’, al cui interno alcune immagini, diventando emblematiche, finiscono con l’azzerare la drammaticità dei contenuti che posseggono, come quella, efficacemente ripresa da Borrelli nell’opera di cui discutiamo, del terrorista degli anni di piombo che, piegato appena sulle ginocchia e col capo coperto da un passamontagna, punta la pistola contro un suo obiettivo di morte stringendo l’arma energicamente con le due mani.

Rosario Pinto – 2015

Le immagini e i sensi

Morti viventi, animali parlanti e supereroi, sono i personaggi convocati da Antonio Maria Borrelli per una nuova vita fuori dallo schermo.

I campioni della fiction, quelli dell’immaginario essenzialmente televisivo della sua generazione, devono passare attraverso le prove più visionarie della cinematografia d’autore e della storia dell’arte per ricostruire il mondo simbolico dell’artista.

Non senza repulsione e attrazione, noia e sorpresa, l’esperimento, che trova nel suo autore un precedente letterario inedito da non trascurarsi, riesce dando luogo a nuove e improvvise reazioni.
Nell’era del digitale e della rete Antonio Maria affronta con mezzi tradizionali come i colori ad olio, i pennelli e le tele questa sua mostra, e in un tessuto di segni primitivi e tinte di straordinaria intensità, piega i protagonisti invincibili di tante avventure, noi stessi, di fronte allo specchio della cupidigia, della solitudine, dell’impotenza, sino a farci tornare alla animalesca soddisfazione dei bisogni primari del mangiare, accoppiarsi, defecare.

Come i padri spirituali della sua arte, citati con scrupolosa dedizione in molti titoli delle sue opere, egli si muove con spregiudicato eclettismo in un ampio terreno di riferimenti culturali per offrirci infine una testimonianza puramente autobiografica, capace di parlare senza infingimenti a ciascuno di noi.

Umberto Giacometti – 2010

Borghese redento

Si era al Kunsthaus  di Zurigo qualche anno fa e Antonio Maria Borrelli mi disse: “… se vedi un’opera che credi possa essere in grado di fare anche tu, o non ti sei accorto di essere un grande artista, oppure è un opera mediocre, che molti sono in grado di fare o di pensare”.
Oggi nell’epoca del trionfo borghese, cioè della mediocrità, mi domando nel mondo della cosiddetta arte contemporanea quante opere sono producibili dalla maggior parte degli spettatori, è forse anche per questo che vengono così tanto portate, come cantanti al karaoke.

La filosofia Schopenhaueriana, le riflessioni Socratiche, il cinema di autori come Fassbinder, l’influenza dei colori di Bacon, le acqueforti di Goya; la musica degli anni ’70; la poesia soprattutto, o la verità, intesa come quella che ogni animale rimasto seppur in cattività, non può non esprimere ogni giorno; tele come: “ il computer è una seggiola per pittori paralitici”, o “il significato è un sasso in bocca al significante”, da Jacques Lacan becchino di Freud, oppure “VIP succhia la canna”, tratto da uno dei suoi libri scritti e mai editati, hanno bisogno a mio avviso di una critica artistica compiuta, così come lo è l’opera sua nei confronti degli altri artisti o confratelli che l’attraversano.

 Edgar Ziegler – 2012

AMBO il classico

Classico, eppure, forse per questo, “più moderno dei moderni” direbbe Pasolini, è Il risultato pittorico conseguito sia per la tecnica adottata (olio su tela, peraltro con l’utilizzo esclusivo di colori primari); sia per la complessa elaborazione culturale non riducibile entro uno schema, e che affonda le sue radici metodologiche in tempi lontanissimi costringendo spostamenti su una serie di piani di analisi il fruitore, il quale è così obbligato ad una attività per non ritrovarsi subito respinto; questo tipo di operazione direi che è  scomparsa da molto tempo nei consumatori di arti. Tutto ciò, per chi è in grado, c’è ed avviene in un quadro di AMBO, il cui significante mi sembra spinga la traccia umana verso avanti invece che indietro come accade oggi nella norma; anche per questo dunque classico, vale a dire eterno, che si muove nel suo tempo sgravandosene, ed in qualche modo senza colleghi contemporanei.

Salvatore Cafasso – 2012

Incontri

Potremmo definirle “incontri” le opere di Antonio Maria Borrelli, esse fanno capo a personaggi, ad avvenimenti, ad un pensiero, ad una filosofia. Tele affollate di annunci e di simboli come in un racconto storico dove il surrealismo figurativo si dipana fra varie figure, animali, scorci paesaggistici e frasi o parole chiarificatrici. Il tutto per accentuare l’interpretazione di opere ed operatori nelle varie branche dell’arte creando insospettabili suggestioni, catapultando l’osservatore in un mondo ove la figura, l’uomo e la sua cultura, sono al centro dell’universalità e ponendo attenzione su come la conoscenza passi anche per i meandri dell’immaginazione e per la costruzione di una vita a fumetto.

Il mondo di Antonio Maria Borrelli è sempre fantastico, intraprendente, onirico anche quando si riferisce alla realtà, quella della vita, qualche volta ostile, altre imprevedibile, ed ogni fatto è riportato con un modo di vedere che può strappare anche un sorriso, ma poi scopri che è solo ironia.

L’artista apre con una grafia minuziosa e particolareggiata, colori intensi, gialli, rossi, celesti che si alternano in contrasti voluti che ravvivano le grandi ali della farfalla e le forme umane contorte e stupefatte, sovrastate da poderosi destrieri e dal Fato ignaro della mitologia. La pienezza della vita che l’artista sa descrivere afferma l’idea del suo fare artistico ed è certamente la peculiarità che fa vibrare tutti i contenuti del suo messaggio.

Giorgio Falossi – 2017

L’autobiografismo in “Quadro con Gesù”

Ci si avvede di un quadro dal contenuto religioso e nel contempo autobiografico, ricco di elementi tratti dai Vangeli. Ciò che in questo caso interessa l’osservatore è la realizzazione del quadro, frutto di una precisa sperimentazione legata al colore utilizzato come segno di contorno. I colori sono di ricerca tonale e naturale con la purezza del blu, dell’azzurro, del verde e del rosso. L’artista nulla lascia al caso, tutto è precostituito a livello di contenuto e di forma.

Paolo Levi – 2015

Narrazione visiva

Si tratta di una narrazione visiva di pregevole esecuzione tecnica, che coniuga la figura sacra di Gesù benedicente con immagini tratte dalla quotidianità laica. In un accostamento che si offre a diverse interpretazioni. Non ci sono tuttavia presenze occasionali, ma immagini che uniscono armoniosamente immanenza e trascendenza.

Stefania Bison – 2015

Un grande equilibrio formale

Il talento artistico di Antonio Maria Borrelli non risiede solo nella mera corretta esecuzione di un’opera, ma trova la sua massima espressione nei contenuti e nella ricerca segnica. Un’opera dal sapore religioso che però affonda le sue radici in una iconografia decisamente moderna ed attuale, come è facile notare da elementi contemporanei come il surf o un gruppo di amici al mare. Nonostante l’utilizzo di soggetti diversi e apparentemente incompatibili, l’opera risulta armoniosa e dotata di un grande equilibrio formale.

Sandro Serradifalco – 2015

Profeta dell’immagine

Un dipinto apparentemente allegorico, ma che in realtà nasconde significati ben più seri e ricchi di un simbolismo intrinseco. Antonio Maria Borrelli diventa così profeta dell’immagine, riuscendo a dare una collocazione spazio-temporale corretta a tutti gli elementi dell’opera che visibilmente appartengono a contesti ed epoche diverse. Il messaggio è da decifrare come un rebus artistico che ognuno può interpretare seguendo il proprio cuore e il proprio istinto.

Salvatore Russo – 2015

Borrelli

Per atavica virtù, figlio del ben noto Antonio, il giovane Antonio Maria Borrelli, allievo al corso di scultura del maestro De Vincenzo dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, è pieno di facoltà, in un’autonomia di visione artistica inserita nel contesto contemporaneo. Il suo sguardo che nasce da un ambito concettuale, di volta in volta sosta sui momenti concreti della vitalità della scultura; e questo in virtù di una pratica del mestiere che egli sposa arditamente alla qualità del vedere e del sentire, in una conferma che il maneggiare e l’usufruire dei materiali che la civiltà odierna offre a lui, giovane di apertura, la possibilità a rendersi disponibile a capire e a penetrare nei meandri della plasticità. Per tale sua già assunta posizione, riteniamo Borrelli osservatore dell’attualità, di cui, quale interprete, riprende immagini fortemente denotate che egli rivisita attraverso uno specchio, ribaltandone il giusto fascino con più dilatazioni.

Mario Maiorino – 1999

Filosofo della vita e visionario

Inventa situazioni d’istinto costruttivistico in cui l’ambiguità, le luci e le ombre degli eventi esistenziali, trovano spazi ed articolazioni praticabili da decifrate presenze, che hanno ruoli e connotazioni fisico-psicologiche, risolte nella resa visiva di un ipotesi o dato di fatto.
Il gioco tattile, strutturato dalle scansioni geometriche, rivela una sensibilità profonda, che si interroga sulle complesse inter-relazioni antropo-sociologiche, specie quelle presenti nelle crisi di identità.
Il labirinto illusorio, optical cinetico, assolve una funzione importante nella rigorosa presa di coscienza delle necessità prefigurate (nulla di nuovo sotto il sole dell’uomo): la fluidità delle intermittenze, suggerisce ipotesi di cambiamento. “Quello” è infatti il luogo congeniale al filosofo della vita e al visionario che non rinuncia a sperare/sognare.

Angelo Calabrese – 1999

L’emotività e l’inquietudine

Antonio Maria Borrelli plasma nelle sue sculture i suoi modelli con una qualità innata che procede dall’estro e dalle istintive ritmie che mantiene nelle forme. Opere che racchiudono in sé una grande emotività ma nello stesso tempo inquietudine. L’emotività e l’inquietudine del Borrelli sono espresse in un gioco ritmato di segni e valori plastici che lo conducono a esprimere sentimenti universali e quel senso vivo di partecipazione e di pieno godimento culturale.

Giovanna Capossela – 1999

 

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Sublime results

Antonio Maria Borrelli, in all his works, tackles in objective key the recognizable. He is a very cultured painter in terms of contents, with roots explicable to the metaphysics of the twentieth century who abandoned the mere symbolism, encroaching on in an unreality that should not be confused with Surrealism.
Extremely serious in addressing the highly imaginative issue that it was proposed, in certain compositions expresses need to challenge himself to the end, to achieve sublime results. Borrelli is mental painter, who expresses his emotions through the beauty of the pigment extended on the canvas with precise calibration and attention to tonal relationships, but far from coldbecause his palette is the messenger of him strength and sensuality.

Josè Van Roy Dalì – 2015

To Antonio Maria Borrelli

I, more than other critics in Italy, have pushed me to apply a method that in France has a long tradition in the Salons des Refusés, where it was possible to recognize, in less difficult and less ‘crowded’ times, artists like Manet or Gauguin. Now i have seen thousands of proposals, knowing that much are not good.

The “Sgarbi Collection” project selects some of them, like a costellation in an exanding firmament. The choice of your work for my collection of prints and drawings attests the value of your work and your constant artistic commitment. In an era marked by the attempt to asssingn a price to everything and everyone and a degree of expendability on the market, the art collection returns to be the means by which the works regain their real value, without “price” and without time.

                                                                                Vittorio Sgarbi – 2017

A unique art

The colorful art of Antonio Maria Borrelli is unique of its kind. The themes dealt are numerous and multiple colors characterize it.

At time his works for subjects and setting may seem simplistic, but it’s easy to change your mind and see, in the middle of his “simpliccity”, a complex of signs. Borrelli’s style is the result of an artistic synthesis process, seeing the artist to analyze the reality around him and that concerns him intimately, for deconstruct and reassemble it in agreement with his own vision.

The colors are brilliant, bright and almost folkloristic in the combinations and shades, they are very worked and never casuals. The figures are stylized, sometimes they are caricaturals and there is a strong allegorical component that makes his works sometimes like a work of Pirandello: the primary inspiration whence the creative flow of Borrelli springs are: tragicomic elements, social commentary and daily life.

Paolo Levi – 2016

A manifest of our time

It is a painting with a strong visual impact that embodies the creative practice of Antonio Maria Borrelli, a painting that finds in the imprudent robustness of the sign the substantial reason for a moral commitment of not negligible importance.

The criticism has fully valued the content of the painting of Borrelli by providing, for example, with the words of José Van Roy Dalì, to highlight how he is “a painter very educated in terms of content, linked to the metaphysics of the twentieth century that has abandoned the mere symbolism, trespassing in a unreality that should not be confused with surrealism. ”
These notations are valid to perimeter the contextual datum of a painting which, by virtue of its resentful and corroded line, no less than for its timbral vibrativity, can be inscribed within the ‘expressionistic’ declinations, within which, however, it is necessary take into account that the creative delineation that makes Borrelli does not go to configure a ‘stylistic’ adhesion to the ‘expressionist’ temper just invoked, but rather, the choice of a ‘categorical’ delibation.
This allows us to suggest an alignment of Borrelli’s creative practice in the sphere of an evaluative measure that is that which is discussed – practically timeless – throughout the history of art, identifying, from time to time, pragmatic executive inside which is affirmed, promoted by the prowess of content, a lunge signic fed chromatic vibrancy.

In 2010, discussing the artist, Umberto Giacometti emphasized the engaging robustness of Borrelli’s painting, pointing out the ability to be a witness of our time.
“In the era of digital and network Antonio Maria deals with traditional means such as oil paints, brushes and canvases his exhibition, and in a fabric of primitive signs and colors of extraordinary intensity, he bends the invincible protagonists of so many adventures ourselves, facing the mirror of greed, of solitude, of impotence, until we return to the animal satisfaction of primary needs (…) “.
There is the title of a work in particular that is striking for the moral force it expresses: History has no experience, an oil on canvas of 2010, in which the author deals with a very complex theme, that of describing violence, a multiple violence, with many faces and many angles, too simple to reduce in the sphere of exasperation but, at the same time, too insinuating to imagine to be able to fully understand the dangers it unfolds.
It is a work that allows us to understand how the painting of this artist can actually be understood as one of the living and effective testimonies of our present, a present within which it seems impossible to take the step forward of a humanity that has learned from its experiences, despite having learned, instead, from its own history to move forward the world of empirical knowledge and uses of nature.

Even in the light of this, this work appears to be a manifest of our time, considering, however, that it does not hesitate to make the contents of a ‘globalized communication’, within which some images become emblematic and end up with zero the drama of the contents they possess, like the one, effectively taken by Borrelli in the work we are discussing, of the terrorist of the years of lead who, bent just on his knees and his head covered by a balaclavas, points the gun at one of his death targets by tightening the weapon energetically with both hands.

Rosario Pinto – 2015

Images and senses

The living dead, talking animals and superheroes, the characters are called by Antonio Maria Borrelli for a new life off screen.

Samples of fiction, mainly those of the imaginary television of his generation, must go through the trials of the most visionary film copyright and art history to reconstruct the symbolic world of the artist.Not without repulsion and attraction, boredom and surprise, the experiment, which ihave in this author a literary novel should not be overlooked before, can give rise to new and unexpected reactions.
In the digital’s and network’s age Antonio Maria faces with traditional media like oil paints, brushes and canvases this exhibition, and a fabric dyes and primitive signs of extraordinary intensity, fold the invincible protagonists of many adventures, ourselves in the mirror of greed, loneliness, impotence, up to us to return to animal satisfaction of basic needs of food, mate, defecate.

As the spiritual fathers of his art, with scrupulous dedication cited in many titles of his works, he moves with daring eclecticism in a large field of cultural references to give us finally a purely autobiographical testimony, able to speak without pretense to each of us.

Umberto Giacometti – 2010

Borghese redeemed

It was at the Kunsthaus in Zurich a few years ago, and Antonio Maria Borrelli said: “… if you see a work that you believe may be able to do yourself, or you have not noticed to be a great artist, or is a mediocre work that many are able to do or think. “
Today in the era of the triumph of bourgeois, namely of the mediocrity , I wonder in the world of contemporary art how many works can be produced by most public, maybe for this they are so much estimated,  as the karaoke singers.

(…)Schopenhauer’s philosophy, the Socratic reflections, Fassbinder’s cinema, the influence of Bacon’s colors, etchings by Goya, and the music of the 70s, especially poetry, or truth, in the sense that each animal remained although in captivity, can not express every day; paintings like: “Your computer is a chair for painters lame”, or “the meaning is a stone in his mouth to the signifier,” by Jacques  Lacan Freud’s undertaker, or “VIP sucks cane “, taken from one of his books ever edited, in my opinion they need a complete artistic criticism, as is his work in relation to other artists or the brethren who pass through it.

Edgar Ziegler – 2012

Ambo the classic

Classic, yet, perhaps because of this, “more modern of the moderns” Pasolini would say, is the pictorial result is achieved for the technique used (oil on canvas, but with exclusive use of primary colors), and for the complex cultural development can not be reduced in a scheme, and that has his methodological roots in ancient times forcing to shifts in a series of levels of analysis the user, which is so obliged to find himself in an activity for not immediately rejected, I would say that this type of operation has gone a long time by consumers of the arts. All this, for those who can, is in a picture of AMBO, whose meaning seems to me to push the human trace forwards rather than backwards as is now the norm;  even for this classic, that is eternal, which moves in his time relieving it, and somehow without contemporary colleagues.

Renato Cafasso – 2012

Meetings

We could define the “works” of Antonio Maria Borrelli as “meetings”, they refer to characters, to events, to a thought, to a philosophy. Paintings crowded with symbols as in a historical tale where figurative surrealism unravels among various figures, animals, landscapes and phrases or clarifying words. All to accentuate the interpretation of works and operators in the various branches of art by creating unsuspected suggestions, catapulting the viewer into a world where the figure, the man and his culture, are at the center of universality and paying attention to as knowledge also passes through the meanders of imagination and the construction of a comic strip life.

The world of Antonio Maria Borrelli is always fantastic, enterprising, dreamy even when it refers to reality, that of life, sometimes hostile, other unpredictable, and every fact is reported with a way of seeing that can also tear a smile, but then discover that it is only irony.

The artist opens with a detailed and detailed handwriting, intense colors, yellow, red, celestial that alternate in deliberate contrasts that enliven the great wings of the butterfly and the human forms twisted and stunned, dominated by mighty steeds and by the unaware Fate of mythology . The artist expresses the fullness of life and affirms the idea of his art that is certainly the peculiarity of his message.

Giorgio Falossi – 2017

The autobiography in “Picture with Jesus”

A picture of religious content and at the same time autobiographical, packed with elements taken from the Gospels. In this case the observer have to watch the realization of the picture, the result of a precise experimentation connected to the color used as a sign of contour. The colors are natural and tonal research with the purity of the blue, blue, green and red. The artist leaves nothing to chance, everything is pre-established in terms of content and the form.

Paolo Levi – 2015

A visual narrative

It is a visual narrative of excellent technical execution, combining the sacred figure of blessing Jesus with images from everyday laic drawn. The approach gives itself for different interpretations. However there are not the occasional appearances, but images who combining harmoniously the immanence and the transcendence.

Stefania Bison – 2015

A great formal balance

The artistic talent of Antonio Maria Borrelli lies not only in the mere proper execution of an artwork, but finds its highest expression in content and in search of signs. An artwork by religiousflavor but is rooted in a very modern and contemporary iconography, as is easy to see from contemporary elements such as surfing or a group of friends at sea. Despite the use of different subjects and seemingly incompatible, the work is harmonious and has a great formal balance.

Sandro Serradifalco – 2015

The Prophet of the image

Apparently an allegorical paintingapparently , but in reality hides meanings much more serious and rich in symbolism inherent. Antonio Maria Borrelli becomes the prophet of the image, managing to give a correct collocation in the space and in the time for all the elements of the work who visibly belong to different eras and contexts. The message has to be deciphered as a rebus art who everyone can interpret according to their own heart and their instincts.

Salvatore Russo – 2015

Borrelli

For ancestral virtues, Antonio Maria Borrelli the young son of the well known Antonio, is a student at the master’s course in sculpture De Vincenzo Academy of Fine Arts in Naples, is full of faculties, in an autonomy of contemporary artistic vision in the context . His gaze born from a conceptual framework, from time to time he stop on the moments of the vitality of the sculpture, and this by virtue of a practice of the trade that he boldly marries to the quality of seeing and feeling, a confirmation that the handle and the use of materials that modern civilization offers to him, the young, the opportunity to be ready to understand and penetrate in the maze of plasticity. That’s already taken place, we look to Borrelli as an observer of current events, of which, as a performer, takes pictures denoted strongly that he revisits through a mirror, overturning the right charm with more dilatations.

Mario Maiorino -1999

Philosopher’s life and visionary

He invents situations instinctively constructivist where the ambiguity, the lights and shadows of life events, find spaces and joints practicable deciphered by appearances, which have roles and physical and psychological connotations, resolved in the visual rendering of a hypothesis or fact .
The game tactile, textured geometric scans, reveals a deep feeling, that questions about the complex inter-relationships anthropological-sociological, especially those in the identity crisis.
The maze illusion, optical kinetic, performs an important function in the strict awareness of the need prefigured (nothing new under the sun of man): the fluidity of intermittent, suggests hypotheses for change. “That” is in fact the place congenial to the philosopher’s life and the visionary who does not give up hope / dream.

Angelo Calabrese – 1999

The emotionality and the restlessness

Antonio Maria Borrelli shaping in his sculptures his models with an innate quality that goes by the inspiration and instinctive rhythms that keeps the forms. Works that contain in themselves a great emotion but at the same time restlessness. The emotionality  and the restlessness of Borrelli are expressed in a rhythmic game of signs and plastic values that led him to express universal feelings and that living sense of participation and full enjoyment of culture.

Giovanna Capossela – 1999

 

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Résultats sublimes

Dans tous ses travaux, Antonio Maria Borrelli affronte les sujets reconnaissables en clef objective. Peintre plutôt cultivè au niveau du contenu, avec des racines qui ramènent à la métaphysique du XXeme siècle, qui a abandonné le simple symbolisme, l’intrusion dans une irréalité qui ne devrait pas être confondue avec le surréalisme.

Extrêmement sérieux à aborder la question de l’imagination qu’il propose, dans certaines compositions, il exprime la nécessité de remettre en question tout le chemin lui­même, pour obtenir des résultats sublimes.

Borrelli est un peintre mental, qui exprime ses émotions à travers la beauté de mentir sur la toile, avec un pigment calibré et précis, une attention aux relations tonales. Loin d’être froid, que sa palette est un messager de la force et de sensualité.

                                                                                                     José Van Roy Dalí – 2015

La rédemption du bourgeois

Nous étions au Kunsthaus de Zurich, il y a quelques années, quand Antonio Maria Borrelli me dit : « …Si tu vois une œuvre que tu te crois capable de réaliser toi aussi, ou bien tu ne t’es jamais aperçu d’être un grand artiste, ou bien il s’agit d’un travail médiocre que beaucoup sont capables de réaliser ou de penser ». Aujourd’hui, époque où triomphe l’esprit bourgeois, c’est-à-dire la médiocrité, je m’interroge sur le monde du prétendu art contemporain : combien d’œuvres sont reproductibles par la majorité de leurs spectateurs ? Peut-être même est-ce pour cela qu’elles sont mises en avant, comme le sont des chansons au karaoké.

La philosophie de Schopenhauer, la pensée de Socrate, le cinéma d’auteur d’un Fassbinder, l’influence des couleurs de Bacon, les eau-forte de Goya, la musique des années 70, la poésie -plus que tout cela encore-, la vérité, dans le sens que tout animal même en captivité ne peut pas ne pas s’exprimer chaque jour, des toiles comme L’Ordinateur est une chaise pour peintres paralytiques ou Le signifié est une pierre dans la bouche du signifiant (inspiré de Jaques Lacan qui éclipsa Freud), ou encore VIP suçant sur un canon, formule tirée d’un de ses livres écrits mais jamais publiés, ont besoin, à mon avis, d’une critique artistique accomplie comme toute œuvre dans sa confrontation aux autres artistes et confrères qui la traversent. 

                                                                                                                                                                                                  Edgar Ziegler – 2012

Art unique

L’art coloré de Antonio Maria Borrelli est unique en son genre. Il fait face à de nombreux problèmes et beaucoup sont les couleurs qui la caractérisent.    

 

Paolo Levi – 2016

 

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Bilder und Sinne

Zombies, sprechende Tiere und Superhelden sind von Antonio Maria Borrelli entworfene Charaktere, die für ein neues Leben außerhalb des Bildschirms aufgerufen wurden. Die Vorbilder der Sience Fiction, die von den Fernseheprogrammen dieser Generation erfunden wurden, dienen dazu, die individuelle Vision des Künstlers anzuregen, um eine neue symbolische Welt zu konstruieren. Nicht ohne Anziehung und Abstoßung, Langeweile und Überraschung, kann dieses Experiment gelingen, um neue und unerwartete Reaktionen hervor zu rufen. Im digitalen Zeitalter beschäftigt sich Antonio Maria mit traditionellen Mitteln wie Ölfarben, Pinsel und Leinwand in einem Geflecht aus simplen Zeichen und Tönen von grosser Intensität. Er formt seine unbesiegbaren Protagonisten, welche in vielen Abenteuern ihren Platz finden in einer Weise, dass sie schlussendlich einen Spiegel unserer Gesellschaft bilden. Sie thematisieren Gier, Einsamkeit, Ohnmacht und führen uns zurück zu unseren Urbedürfnissen wie essen, sich vermehren etc. Wie die geistigen Väter seiner Kunst, deren Zitate er vielen Titeln seiner Werke widmet, bewegt er sich ohne Vorurteile in einem weiten Feld aus kulturellen Aspekten und öffnet uns so die Tür zu seiner Welt, in der er uns offen und ehrlich gegenüber steht.

Wie die geistigen Väter seiner Kunst und die Zitate von skrupelloser Widmung in vielen Titeln seiner Werke, bewegt er sich ohne Vorurteile mit Eklektizismus in einer Welt aus kulturellen Aspekten und eröffnet uns die Tür zur  Welt, in der er uns offen und ehrlich gegenüber steht.

Umberto Giacometti2010

 

Einzigartige Kunst

Die bunte Art von Antonio Maria Borrelli ist seiner Art einzigartig. Er steht vor vielen Fragen und viele sind die Farben, die sie kennzeichnen.

Paolo Levi – 2016